La parola è stata utilizzata, ad esempio, da SVT ad ottobre: la televisione di stato svedese aveva infatti spiegato che per gli umarell che assistevano alla costruzione di un ponte ad Härnösand è stata edificata una tribunetta apposita.
Uno dei posti più suggestivi di Stoccolma è sicuramente Skogskyrkogården, un grande cimitero davvero speciale in cui le sepolture sono collocate all’interno di un bosco di pini, direttamente sotto gli alberi. È un posto di una bellezza incredibile, dove il concetto di pace eterna assume il suo significato più puro!
Il Cimitero fu inaugurato nel 1920 nel borgo di Gamla Eskede, località che all’epoca era da pochi anni stata incorporata nel comune di Stoccolma. Oggi quest’area è pienamente inglobata nel territorio cittadino, non troppo distante da quel gigantesco “Globen” (nome ufficiale:Avicii Arena) in cui si tengono importanti eventi sportivi e musicali. Il borgo mantiene però un fascino proprio, con ville d’epoca e la sensazione di essere più in una piccola cittadina che nella grande metropoli.
Progettato dagli architetti Gunnar Asplund e Sigurd Lewerentz Skogskyrkogården è uno degli esempi del funzionalismo tipico dell’architettura classica svedese: l’eleganza dei percorsi, la bellezza misurata delle cappelle e persino la disposizione semi-disordinata delle sepolture contribuiscono al fascino del luogo.
Il luogo ospita diverse tombe importanti: la più famosa è quella dell’attrice Greta Garbo, a cui è stata dedicato uno spiazzo proprio, leggermente sopraelevato, vicino alla Skogskapellet (“La Cappella del Bosco”).
La tomba di Greta Garbo
A partire dal 1994, il cimitero è considerato Patrimonio dell’Umanità da parte dell’Unesco, con motivazioni che includono, fra le altre cose, l’abilità da parte di Asplund e Lewerentz nell’integrare valori artistici, naturali e architettonici.
Ma Skogskyrkogården ha anche un fascino particolare per una particolare categoria di appassionati musicali, incluso chi scrive: essendo la Svezia anche un paese di metallari (anche se forse dovremmo parlare al passato, visto che le generazioni più giovani ascoltano per lo più altro), lo Skogskyrkogård è diventato un luogo di culto per molti fan del genere. Diverse band hanno infatti ambientato qui sessioni fotografiche e video.
Fra i gruppi più famosi ci sono sicuramente gli Entombed, che hanno scattato una delle loro foto più celebri in prossimità della grande croce di granito, e i Candlemass, che hanno qui girato il video di Bewitched.
Lo stesso Lars-Göran Petrov, growler degli Entombed, è oggi sepolto nel cimitero, e la sua tomba è una delle più visitate
L-G PetrovNotare l’emblema derivato da quello della squadra di calcio e hockey del DjurgårdenC’è anche un seggiolino per i visitatori
Ma metallo o non metallo, Skogskyrkogården è un posto speciale a prescindere, e una visita per chi è nei pressi di Stoccolma è assolutamente raccomandata!
Nel fine settimana si è tenuto il mercatino di Natale di Vaxholm, a riaccendere la vocazione turistica della città.
La piazza principale di Vaxholm con, a destra, il municipio.
Sono stati in molti, infatti, a venire da Stoccolma e dintorni con il battello, con i mezzi pubblici e l’auto propria. Le strade erano trafficate, e ci ha fatto piacere vedere gente in città dopo un periodo di calma: un piccolo assaggio di ciò che vedremo, in scala maggiore, durante l’estate, quando arriverà il grosso dei turisti.
Il cuore del mercato
Il mercatino è piccolo ma suggestivo, soprattutto al calar del sole, con il grosso delle cose interessanti rappresentato da prelibatezze locali e oggetti di artigianato. Personalmente, non ho saputo dire no a salsicce di cervo e di cinghiale, ma sicuramente altri non avranno detto no a coperte di lana di Gotland o a calde invitanti pantofole. D’altronde, è pur sempre tempo di regali!
L’accesso principaleSalumi ed altroAlberi di NataleUn personaggio curiosoManca solo la neveBancarelleConsumismo d’atmosferaUna classe vende dolci, cioccolata calda ed altro per finanziarsi la gita scolastica Tutte le bancarelle espongono il codice QR per il sistema di pagamento via cellulare Swish Anche caffè da torrefazione Un albero vero e uno di luceUna vecchia cabina del telefono in disuso, lasciata come elemento decorativoE c’è anche chi prova a vendere gelato
Una delle grandi tradizioni natalizie svedesi è lo Julkalender televisivo: una consuetudine iniziata nel 1957 con il programma radiofonico Adventkalendar (“Calendario dell’avvento”) e portata poi in televisione nel 1960. Nel 1971, il nome è diventato quello attuale (“Calendario di Natale”), e il primo episodio è stato spostato dalla prima domenica dell’Avvento (data variabile) al primo dicembre (data fissa).
Di cosa si tratta esattamente? Di una serie televisiva, nuova ogni anno, di 24 episodi, trasmessi sulla televisione di Stato (ma continua anche ad esistere uno julkalender radiofonico) dal primo dicembre fino alla vigilia. Il tema è fiabesco, e ovviamente il pubblico di riferimento è quello dei bambini, ma le storie sono generalmente avvincenti anche per gli adulti, con continui cliffhanger che ti lasciano con il fiato sospeso fino all’episodio del giorno dopo.
In generale, si trova di un’ottima forma di narrativa televisiva seriale: negli ultimi anni, poi, la maggiore qualità degli effetti speciali e la crescita del livello medio di recitazione, hanno contribuito a rendere ancora più spettacolari le varie serie. Il serial dell’anno può essere basato su lavori di narrativa preesistenti, ma il più delle volte è un’opera totalmente originale. Poi, sia chiaro, ci possono essere julkalender più e meno riusciti, ma quando sono fatti bene sono davvero coinvolgenti.
Agli julkalender radiofonici vengono abbinati due calendari cartacei, disegnati ogni anno da artisti diversi e venduti nelle librerie del paese: dopo ogni episodio del serial si può assistere ad un’appendice (intitolata “Lucköppning”) in cui il presentatore o la presentatrice dell’anno aprono la finestrella giornaliera, ponendo l’enfasi su qualche elemento della trama.
Il serial di quest’anno si intitola Snödrömmar (“Sogni di neve”), e racconta di una famiglia sami messa in difficoltà dalla mancanza di neve sui terreni che appartengono loro da generazioni: toccherà alle due bambine risolvere il magico mistero alla base del problema. L’enfasi sui sami quest’anno è particolare, e il serial viene anche trasmesso nella relativa lingua. Anche il Lucköppning è nelle due versioni, con presentatrici diverse.
Ovviamente è troppo presto per esprimere un giudizio, ma questi primi episodi non ci hanno particolarmente impressionato. Poco male, perché nel peggiore dei casi ci possiamo consolare con la replica del julekalender norvegese del 2020, Stjernestøv (“Polvere di stelle”)!
Sì, perché la tradizione nata in Svezia è stata poi ripresa anche negli altri paesi nordici, e la Norvegia ha trasmesso il suo primo julekalender nel 1970. A differenza che da noi, però, la televisione di stato norvegese (NRK) non crea necessariamente un proprio serial ogni anno, ma a volte si limita a ripresentarne di già trasmessi, mentre reti concorrenti ne trasmettono di propri (non necessariamente di fiction).
Quest’anno NRK ha deciso di ripresentare quello Stjernestøv già trasmesso nel 2020, e accolto con molti elogi. Poco male per noi, perché all’epoca ce l’eravamo perso!
Per quello che abbiamo notato, la qualità dei serial norvegesi non ha nulla da invidiare a quelli svedesi, anzi. Il budget è probabilmente anche superiore. Fra l’altro, c’è una particolare atenzione alle colonne sonore, con canzoni folk che hanno spesso un grande successo. Questa che sentite qui sopra, è della cantante Aurora (bellissimo nome!), ed è tratta proprio dal serial in oggetto.
Fino a questo momento, Stjernestøv ci sta piacendo decisamente più di Snödrömmar, vedremo con il prosieguo! Non è comunque la prima volta che preferiamo un serial norvegese: uno dei nostri preferiti è infatti, Snøfall, uscito nel 2015 e considerato in Norvegia uno dei migliori in assoluto. Anche di questo vi faccio sentire la canzone portante, Selmas sang (“la Canzone di Selma”), un brano che riesce a scuotere il cuore anche di un hardrockettaro impenitente come il sottoscritto!
E il Norvegese? Beh, lo capiamo. Magari con l’aiuto di sottotitoli (sempre in norvegese) per cogliere quelle parole pronunciate in maniera un po’ troppo differente, ma alla fine si tratta di una variante della stessa lingua: alcune parole ci sembrano un po’ buffe, e la pronuncia sempre euforica… ma siamo tranquillamente in grado di seguire tutti i concetti. Perché non è mica danese!
Ieri, alle tre del pomeriggio, ha suonato ripetutamente l’Hesa Fredrik (“Federico il Rauco”), il nomignolo con cui gli svedesi indicano da decenni quella sirena di allarme nazionale il cui nome ufficiale è Viktigt meddelande till allmänheten (“Messaggio importante per il pubblico”), o VMA.
La cosa è assolutamente normale: la sirena viene testata regolarmente alle 15 di ogni primo lunedi non festivo di marzo, giugno, settembre e dicembre. Il suono viene emesso sei volte per sette secondi, con pause di quattordici secondi.
Alle 15:05 viene poi eseguito il più lungo segnale di “fine pericolo”, assolutamente identico a quello regolare, ma esteso alla durata di 30 secondi. Sono riuscito a riprendere solo quest’ultimo, in questo video.
In segnale non viene eseguito proprio in ogni località: ad esempio, nella piccola Smedstorp non lo sentivamo.
Per tutti gli altri, Hesa Fredrik esiste dal 1931, ed è un compagno regolare che quattro volte l’anno ti fa controllare l’orologio per accertarti che sia effettivamente il momento previsto per il test.
Oggi, ovviamente, il VMA non è limitato solo alla sirena. In caso di emergenze vere, arrivano anche sms sul cellulare, notifiche da app disparate e messaggi su canali radiotelevisivi. E per quanto riguarda le notifiche sullo smartphone, non ho mai visto o sentito nessuno lamentarsi per l’invasione della privacy. Perché, insomma, va bene tutto… ma la sicurezza è più importante!
1) il solito opuscolo governativo che ci spiega cosa fare in caso di guerra o crisi: una vecchia tradizione dei tempi della guerra fredda reintrodotta nel 2018;
Sono passati oltre 13 anni da quando questioni di lavoro mie ci portarono al trasferimento in Skåne. Sono stati tredici anni intensi, non privi di difficoltà, ma che ci hanno regalato la nascita della nostra splendida Aurora, grandi emozioni e anche una crescita professionale importante in questo paese.
Ora, invece, situazioni familiari ci “costringono” a fare un passo indietro e tornare alle origini (le mie di Italiano in Svezia e quelle di Helena come svedese purosangue): abbiamo mollato quell’Österlen in cui vivevamo da oltre tre anni, e siamo tornati nei dintorni di Stoccolma. Era una decisione che avevamo preso oltre un anno fa, ma che purtroppo è stata rimandata per una grande causa di forza maggiore: l’impossibilità di vendere la nostra casa a Smedstorp. Da qualche tempo a questa parte, infatti, il mercato immobiliare è completamente fermo, danneggiato dall’inflazione che ha colpito il paese (complicata dalla svalutazione della corona) e dalla crescita dei tassi d’interesse. Mentre un tempo vendere casa era un’operazione quasi indolore, con aste al rialzo, e tempi velocissimi, oggi i tempi sono lunghissimi, con abitazioni che restano sul mercato anche per un paio d’anni, e prezzi decisamente sotto le aspettative che in genere si risolvono con offerte al ribasso: è un ottimo mercato per chi compra, ma chi vende resta spesso bloccato. Che è esattamente quello che è successo a noi.
Dopo averci provato a lungo, ed essendo diventata la situazione non più rimandabile, abbiamo dovuto optare per una soluzione di ripiego: abbiamo affittato un appartamento a Vaxholm, una cittadina dell’area della Grande Stoccolma a circa 40 minuti di macchina dalla capitale (un’ora con i mezzi, che possono essere l’autobus o il battello). È un affitto di seconda mano, per ora senza una data di termine, ma per forza di cose non potrà essere a lungo termine. Vaxholm è una suggestiva meta turistica, ma è anche una città viva tutto l’anno, con negozi, supermercati, scuole e persino un piccolo cinema sotto casa… una bella differenza rispetto a ciò cui ci eravamo abituati negli ultimi anni. Aurora inizierà la scuola qui lunedì, mentre Qlik (grazie!) mi ha permesso di lavorare in una situazione ibrida andando a volte nell’ufficio di Stoccolma (nonostante non ci sia nessuno del mio dipartimento) e occasionalmente in quello di Lund. Helena, invece, proverà a trovare un lavoro da queste parti, a Vaxholm stessa o nella capitale.
Uno scorcio di Vaxholm
Il cinema sotto casa
Nel frattempo stiamo cercando di affittare a qualcuno la casa di Smedstorp, cosa non facile contando che non siamo lì a poterla mostrare: inoltre, a differenza che per gli appartamenti, non è facilissimo dare in affitto una villa per un periodo di tempo limitato (il piano, per ora, è sempre di vendere una volta che il mercato si sarà ripreso). Quindi, ora siamo nella non troppo piacevole situazione di dovere pagare mutuo e affitto, cosa che ovviamente non è esattamente sostenibile sul lungo termine. In qualche modo, ce la faremo…
Interessa?
La vita in Österlen Ma come è stata, quindi, la vita a Smedstorp? Sicuramente diversa da come ce la saremmo aspettata quando ci siamo trasferiti nel 2021. Allora, in piena pandemia, ci era sembrata un’ottima idea andare a stare in una villa in campagna, con le mucche, i cavalli e la natura letteralmente a due passi, pur restando comunque in un villaggio servito dal treno e con la scuola a poche centinaia di metri. Col senno di poi, avremmo fatto un’altra scelta. Innanzitutto, ci siamo resi conto in fretta che in Österlen mancano molte delle comodità a cui eravamo abituati, a partire dal fatto che era necessario prendere la macchina molto più spesso del previsto, spesso per dovere andare a Malmö o Kristianstad, entrambe ad un’ora di distanza. E vi posso assicurare che fra l’essere ad un’ora da Malmö ed essere ad un’ora da Stoccolma c’è una differenza enorme. Il trasferimento, inoltre, ci aveva allontanato definitivamente da Copenaghen, che prima della pandemia era il nostro punto di riferimento in termini di “vera grande città”. Sia chiaro: negli ultimi anni non avremmo comunque potuto andare nella capitale danese troppo spesso in ogni caso anche se fossimo rimasti a Malmö, viste l’inflazione e la svalutazione della corona svedese rispetto a quella danese (quest’ultima, un “euro in incognito”) nel post-pandemia. Però era comunque una possibilità.
Nelle campagne dell’Österlen, inoltre, si è amplificata all’ennesima potenza una delle caratteristiche negative della società svedese: l’impossibilità quasi totale di fare nuovi amici. Se già è complicato nelle città, dove comunque hai la possibilità di incontrare quotidianamente gente… potete immaginare in un paesino senza centri di aggregazione (no, non c’è neppure il bar dei paesini italiani) e senza situazioni sociali importanti. Ma il vero motivo che ci ha impedito di goderci la vita in un posto che comunque aveva tanto di idilliaco, e sicuramente tanti aspetti positivi, è stata una questione familiare: la lunga malattia dell’unica persona a noi veramente cara, appena al di fuori del nostro nucleo familiare più stretto. È stata una cupa nube sulla nostra esperienza a Smedstorp, e una volta rimasti completamente soli ci è stato chiaro che non potevamo più stare lì, considerando anche che al tempo stesso è emersa un’altra situazione familiare seria a Stoccolma che rendeva necessaria la nostra presenza frequente qui. L’Österlen è un posto davvero meraviglioso, con cittadine e borghi splendidi. Però ci siamo resi conto che non fa per noi.
Ora il nostro futuro è nei dintorni di Stoccolma: dove abiteremo esattamente fra un paio d’anni è difficile da dire, ma è altrettanto difficile pensare che non sarà da queste parti, dove Helena ha vecchi amici e familiari, e dove ci sentiamo di appartenere.. E lasciatemelo dire: mi sono trasferito in Svezia per amore di Stoccolma, prima ancora di incontrare mia moglie, e, per me, tornare qui è anche una questione di cuore.
Per una campagna pubblicitaria, la catena svedese Pressbyrån, una sorta di 7 Elevem locale, si reinventa come “Prezzburoni”.
Il tutto, sembrerà strano, al fine di rilanciare la propria offerta di “kanelbulle” (i rollini di cannella o cinnamon roll popolarissimi da queste parti).
Fra le altre cose, arriva anche una canzone in stile italodisco anni ‘80, con tanto di video falso-vintage e testo assolutamente improbabile! A quanto pare, starebbe già diventando un successo!
Daniel Vaccino, direttore creativo dell’agenzia Åkestam Holst ha affermato: “Abbiamo ignorato il fatto che i kanelbullar svedesi non hanno nulla in comune con la moda italiana degli anni ’80. In realtà, abbiamo fatto questo fatto nostro. L’idea era di vendere qualcosa di economico nel modo più costoso possibile.”
L’altro ieri, il comandante in capo delle Forze Armate svedesi, il Generale Micael Bydén, ha introdotto il suo discorso alla conferenza nazionale Folk och Försvars (Popolazione e Difesa) mostrando immagini dell’Ucraina bombardata.
Ha poi invitato in toni piuttosto drammatici (“È l’ora di svegliarsi!”) la popolazione a prepararsi per la guerra, chiedendo a tutti di essere pronti a resistere per diversi giorni da soli (quindi assicurandosi di avere scorte a sufficienza) e di aiutare a garantire la continuità dei servizi essenziali.
Bydén al Dagens Nyheter: “Se non ci si è già organizzati per cavarsela senza elettricità e acqua per diversi giorni, è l’ora di farlo adesso”.
Alla domanda esplicita se la guerra possa arrivare in Svezia, ha risposto che, sì, c’è un rischio tangibile, indipendentemente dal fatto che la Svezia entri nella NATO o meno.
A molti queste parole non sono piaciute, e c’è chi, come lo scrittore Göran Greider, dice che Bydén è il classico generale che “non vede l’ora di andare alla guerra”, probabilmente anche in cerca di maggiori fondi (già raddoppiati dal 2020 ad oggi).
Il governo, in compenso, è allineato alle parole del generale: ieri il primo ministro, il moderato Ulf Kristersson, ha ribadito che è compito della popolazione contribuire alla difesa totale (totalförsvaret) della nazione. Ha poi attaccato quegli immigrati che prendono la cittadinanza svedese pensando di non avere alcun dovere nella difesa del paese. “La cittadinanza è per la difesa della Svezia, i nostri valori e il nostro stile di vita – con le armi in mano e la nostra vita in prima linea. La cittadinanza non è un passaporto per viaggiare”.
“Costruire una difesa è costoso – puntare il dito contro certi cittadini è gratis per Kristersson“, scrive il caporedattore del DN.
Dall’altra parte, anche il ministro della difesa, il moderato Carl-Oskar Bohlin, ha detto chiaramente che la guerra può arrivare, e che bisogna essere pronti a tutti i livelli, incluso il rischio di attacco nucleare. Tutti i cittadini vengono invitati a partecipare alla difesa civile della nazione, e le autorità, i comuni e le regioni devono lavorare per mettere in piedi organizzazioni e piani per la guerra.
Nel frattempo, dopo l’ampliamento della leva militare (tornata in vigore qualche anno fa), è prevista la reintroduzione della leva civile, mentre diverse famiglie che sono proprietarie di minibus, furgoni, fuoristrada o altri veicoli strategici, hanno ricevuto un avviso che dice che i loro mezzi sono ora nella lista di quelli che sono “a disposizione dello stato”, e che possono essere confiscati a fini di guerra in qualunque momento senza ulteriore preavviso.
Sul fronte dell’ingresso nella NATO, avviato due anni fa, la Svezia continua ad aspettare l’approvazione della Turchia, ogni volta spostata in avanti. Ora si parla ancora una volta della “settimana prossima“, ma non è certo la prima volta che Ankara trova motivi vari per rimandare la decisione. Nel frattempo, però, è già stato trovato un accordo per dare agli USA accesso alle basi militari svedesi, e il governo afferma già che la Svezia sarà protetta dal sistema di difesa missilistico dell’Alleanza.
Ma perché, si chiederà qualcuno, la guerra dovrebbe arrivare proprio in Svezia? A parte una “banale” estensione su scala globale del conflitto Ucraino, c’è un motivo ricorrente: Kaliningrad. I Russi, ancora di più con i blocchi attuali, non tollerano il fatto che per loro sia impossibile muoversi liberamente fra l’exclave e il territorio principale del paese. Da tempo, i falchi di Mosca propongono quindi di riaprire, con le buone o le cattive, il corridoio di terra fra l’antica Conisberga e l’amica Bielorussia, annettendoselo militarmente. Questo corridoio passa fra Polonia e Lituania: se il Cremlino ne prendesse il controllo, le integrità territoriali sia dell’Unione Europea che, soprattutto, della NATO ne verrebbero intaccate. Per difendere l’azione militare, Mosca avrebbe bisogno di mettere in piedi anche un “corridoio di mare” basato sull’isola svedese di Gotland: occupandola, la Russia sarebbe in grado di avere basi navali ed aeree da cui tenere sotto scacco i paesi baltici e difendere militarmente la propria posizione.
da Apple Maps. Io, al momento, abito presso il pallino blu.
Insomma, viviamo in tempi sempre più interessanti…
Da ieri leggo diverse idiozie su come la Svezia abbia deciso di buttare i tablet nelle scuole, e tornare a carta, penna e calamaio. Esultano conservatori e neoluddisti italiani che, senza capire un tubo, dicono: “visto? avevamo ragione noi!”
Ovviamente, la notizia, messa in questi termini, è una clamorosa bufala.
Il solito giornalismo italiano di “qualità” condiviso in maniera acritica sui social network.
Quello che è successo è semplicemente questo: qualche tempo fa, Skolverket (l’agenzia indipendente che si occupa di pianificare l’educazione) ha fatto una proposta per un piano di digitalizzazione per il 2023-2027, proposta che prevede una spinta sempre maggiore verso la tecnologia e l’introduzione del digitale nella scuola per l’infanzia.
La ministra della scuola Lotta Edholm e il ministro dell’educazione Mats Persson (entrambi liberali) considerano il piano troppo affrettato e hanno chiesto di rivederlo, prendendo in considerazione più pareri, inclusi gli esperti di ricerca cognitiva. La Edholm ha anche chiesto che le scuole non manchino di stanziare fondi per libri “fisici”, carta e penna.
Punto.
Nessun tablet è stato buttato via, e l’utilizzo delle tecnologie digitali in Svezia resta assolutamente elevato. Sin dalle elementari, ogni alunno ha a disposizione un laptop, e continuerà ad averlo. Una parte consistente dell’educazione viene tuttora, e continuerà ad esserlo, impartita per via digitale.
Che poi ci sia una discussione sul fatto che il livello di alfabetizzazione dei bambini svedesi sia calato, è vero. Ma non ci sono conclusioni definitive su quale sia la causa di questo calo, che peraltro è stato registrato anche in paesi che utilizzano molto poco le tecnologie digitali a scuola. E il livello di alfabetizzazione dei bambini svedesi resta fra i più alti in Europa. Che ci sia un dibattito serio al riguardo, e che eventualmente si decida di rallentare aspettando dati scientifici e pareri di esperti è solo una cosa positiva.
Chi, però, ha atteggiamento da tifoso esultante di fronte ad una bufala dimostra solo una cosa: l’educazione che quella persona ha ricevuto non è stata adeguata a farle capire una notizia o, in caso di malafede da parte degli organi di stampa, di ricercare fonti serie che spieghino come stia esattamente la questione.
Mi sono divertito tantissimo a partecipare al podcast Si Stava Meglio Quando Si Stava Metal, e raccontare la scena musicale metal svedese. Disponibile in video su YouTube e in audio su varie piatteforme.
Nota: al momento c’è un problemino di sfasamento delle voci nella versione podcast. In attesa che venga sistemato, consiglio di vedere/ascoltare la versione su YouTube!
In qualità di iscritto all’AIRE, e comunque con situazioni diverse in Italia, mi sono ritrovato ad utilizzare più volte lo SPID, il sistema di identità digitale italiano. Personalmente, devo dire di averlo trovato un po’ macchinoso e con un’interfaccia non particolarmente riuscita (probabilmente dipende anche dal fornitore scelto), ma comunque estremamente utile. Da qualche tempo leggo affermazioni stupefacenti di rappresentanti del governo che parlano di “spegnere” lo SPID e sostituirlo con l’autenticazione tramite carta d’identità. Leggo anche gli sproloqui deliranti dei soliti deficienti complottari che, senza neanche capire cosa sia lo SPID, lo descrivono come uno strumento di controllo governativo, uno dei tanti mali della società moderna alla pari del 5G, il green pass, i vaccini e le scie chimiche.
In Svezia, invece, utilizziamo da anni il BankID. Ma lo utilizziamo davvero, e lo utilizziamo per tutto. Nato come sistema di autenticazione per le banche nel 2003 (originariamente come sistema crittografico per PC e Mac), è letteralmente esploso a partire dal 2011 quando è stata sviluppata l’app per cellulare. Quando dico che lo utilizziamo per tutto non scherzo: dalla pubblica amministrazione, alle Poste, ai supermercati, a qualunque sito che venda prodotti online… è difficile trovare qualcuno che non adotti BankID come fornitore di identità digitale. Posso utilizzarlo per autenticarmi preventivamente sull’app delle post per andare a ritirare un pacchetto o una raccomandata (dovrò solo far vedere il codice QR per ritirarlo), per guardare il mio resoconto sanitario, per accedere al sito della banca, per trasferire soldi in maniera istantanea a qualcun altro tramite il sistema Swish… posso persino utilizzarlo per entrare dentro al supermercato in orario notturno, quando non c’è personale, e fare la spesa autonomamente. L’interfaccia è semplicissima (si può anche integrare con il sistema biometrico del cellulare, facilitando l’autenticazione) ed estremamente pratica: BankID è usato senza grossi problemi quotidianamente anche da molte persone anziane.
La notizia di questi giorni, e che sull’app del BankID si può ora anche avere anche la carta d’identità in formato digitale. Io sono fra quelli che è molto felice della cosa: già adesso utilizzo pochissimo carte e tesserini di ogni tipo, facendo quasi tutto (incluso pagare) col cellulare o lo smartwatch. Ora eviterò di tirare fuori il documento, cercandolo fra le varie altre carte, anche per quelle poche occasioni in cui ancora dovevo farlo, come per una visita medica o controlli casuali per l’acquisto di beni (come alcool o energy drink) che richiedono la maggiore età. Si è parlato anche della digitalizzazione della patente, ma non ci siamo ancora, e in questo caso altri paesi (come Danimarca e Finlandia) sono arrivati prima di noi.
La Polizia stessa si augura che prenda sempre piede la carta d’identità informatica, in quanto più sicura e più difficilmente falsificabile rispetto al documento fisico.
Sia chiaro: anche il BankID non è esente da critiche. Ad esempio, il fatto che sia nato in ambito bancario, lo rende esposto alle obiezioni di chi vorrebbe un sistema non legato al mondo finanziario. Anche per questo, sotto l’egida di un’azienda informatica svedese, è nata Freja eId, una meno nota alternativa che viene riconosciuta dalla pubblica amministrazione e che comunque sta prendendo sempre più piede anche nel settore privato. Fra le altre cose, Freja ha battuto BankID nella creazione di una carta d’identità digitale (al momento accettata da una dozzina di aziende, fra cui le poste e DHL)!
Per me questa conversione al digitale è assolutamente comoda ed auspicabile, e le notizie neoluddiste che arrivano dall’Italia mi lasciano sempre più perplesso. Come sia possibile pensare di sostituire un sistema avanzato con uno decisamente più primitivo (qui avevamo l’autenticazione tramite carta d’identità elettronica già nel 2009 quando sono arrivato) è una di quelle cose che mi lasciano senza parole. Per noi italiani all’estero, poi, la cosa è ancora più comica: per chi vive lontano dalle grandi sedi consolari, la carta d’identità elettronica è una chimera.
Sperando che il buon senso prevalga e vadano avanti i progetti di integrazione europea per un sistema di identificazione digitale comune a tutti i cittadini dell’Unione!
Secondo quanto riferito da Aftonbladet, ci sarebbero grossi problemi per i dipendenti di Intimissimi, la catena di negozi di abbigliamento italiano di proprietà di Calzedonia. Diverse dipendenti attuali e passate raccontano di condizioni di lavoro orribili, con le commesse che vengono sgridate apertamente, costrette al pianto, monitorate tramite telecamere, cazziate se bisognose di andare in bagno in orario di lavoro, licenziate in caso di protesta, costrette a lavorare senza pausa (anche 18 giorni di fila senza compenso extra, fino ad 80 ore alla settimana). Anche le responsabili dei negozi dicono di essere ipersfruttate, spesso costrette ad essere raggiungibili anche ad orari tardi, indipendentemente da quanto lavorato durante il giorno. Si parla anche di bonus saltati per essere arrivati in ritardo al lavoro un solo giorno, e di persone che hanno dovuto lasciare perché completamente bruciate. L’azienda non ha un contratto sindacale collettivo: non è obbligatorio averlo, ma può essere spesso sintomo di chi non vuole adeguarsi al sistema svedese che prevede un reale rispetto dei lavoratori. Il capo esecutivo della catena, l’italiano Manuel Scarfone, nega di essere a conoscenza di qualunque problema. Dice anche che l’azienda continua a ricevere candidature ogni giorno, e che un posto in Intimissimi è anzi molto ambito.
Diverse commesse hanno ora deciso di scrivere a Bianca Ingrosso, nota influencer italo-svedese, figlia della cantante Pernilla Wahlgren e del ballerino Emilio Ingrosso, nonché volto commerciale della catena, per chiedere di intervenire a nome loro. Bianca ha detto di ritenere inaccettabili le cose che ha sentito, e che se si sta dando da fare, per come le è possibile, per fare risolvere i problemi.
Ora… ovviamente quanto sopra è tutto da verificare e confermare, anche se l’inchiesta sembra seria e Aftonbladet, per queste cose, è generalmente attendibile. Bisogna solo sperare che non sia un altro caso di imprenditori italiani che finiscono per rovinare la reputazione a tutti i connazionali!